Allenamente

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Grazie Michele!

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“A Fossa, provincia dell’Aquila, mi hanno raccontato la storia del musicista M….” così si apre la breve (ma toccante) storia che Michele Farina ha voluto inserire nel suo nuovo libro parlando della personale esperienza avuta nel nostro Centro quando è stato graditissimo ospite.

Volendoci spingere un pochino oltre possiamo tranquillamente dire che si tratta di un nuovo successo di noi tutti in quanto, comunque, aver ospitato un giornalista di un quotidiano nazionale non è routine ed essere anche citati in una sua pubblicazione a maggior ragione è qualcosa di cui andare fieri e di questo lo ringraziamo infinitamente.

Non è affatto facile scrivere un libro sull’Alzheimer, qualcosa di cui, se chiediamo a chi c’è passato o c’è dentro quotidianamente, è difficilissimo parlare perchè si tratta di qualcosa di personale, perchè non tutti vogliono far sapere in giro di avere un familiare malato di questa patologia neurodegenerativa (per la quale, è bene sempre e comunque ricordarlo, ad oggi non esiste una cura definitiva), perchè sembra impossibile scrivere qualcosa senza cadere nelle solite ripetizioni, senza vedere questa condizione umana se non dal punto di vista medico. Ed invece Michele è riuscito a creare un libro in cui ha raccolto tutte le sue esperienze in giro per l’Italia, cercando di dare ad ogni singola storia una sua umanità, inserendola in un contesto diverso da quello squisitamente ospedaliero, a volte cercando di tratteggiare contorni romantici, altre magari facendo risaltare l’aspetto più carino e simpatico ed in altre rappresentandole semplicemente per come sono: drammatiche.

Si ha la sensazione di vivere un’unica grande vita, senza distinzione di luoghi (anche se diversi), personaggi e situazioni. Il titolo stesso è emblematico perchè racchiude, in un’unica domanda, l’essenza, lo stato d’animo, la preoccupazione più grande, il desiderio ultimo di queste persone.

Un aspetto che, secondo me, è connesso a quanto appena detto è quello di non aver voluto dividere l’opera su un criterio semplicemente geografico o per nome ma con pochissime parole che simboleggiassero il contenuto delle singole storie perchè, di fronte a certe cose, le parole meno vengono usate e meglio è; una sola può dire tutto e quindi ecco il titolo della sezione in cui siamo presenti “Tortellini e gentiluomini” dove, per chi conosce il protagonista dell’episodio che ci riguarda o per chi lo leggerà, capisce benissimo il perchè del “gentiluomo”.

Questo è l’insegnamento che si può e si deve trarre: la malattia non deve portare alla deriva il malato ed i suoi familiari, con tutte le conseguenze umane ed economiche che si possono immaginare. La situazione dev’essere affrontata per quella che è, cercando, laddove possibile, di provare a farci su un sorriso, perchè l’Alzheimer si combatte anche così.

Mai dimenticando che se non ce la facciamo da soli, c’è qualcuno che ci può aiutare a farlo.

 

GRAZIE MICHELE!

 

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